CONOSCERE L’OSTEOPOROSI:
un ladro
silenzioso.
Dicembre 2007
Così
é stata definita l'osteoporosi, una condizione in parte legata all'età, in
parte ( nella donna) alla brusca mancanza di estrogeni
che si viene a creare al momento della menopausa. Esistono poi tante altre
cause che concorrono a rendere le nostre ossa sempre più 'porose'(poros in greco
vuol dire spugna) cioè fragili, con l'avanzare degli
anni.
L'OSTEOPOROSI é una MALATTIA o soltanto una condizione naturale legata
all'invecchiamento?
Tutte
e due: è una condizione di maggiore fragilità dello scheletro che aumenta il
rischio di andare incontro a frattura (questa è la vera MALATTIA OSTEOPOROSI).
L'invecchiamento è una delle cause, assieme alla menopausa (nella donna) che
contribuiscono a ridurre la nostra massa ossea.
Cos'è la MASSA OSSEA?
Potremo
definirla come la densità minerale dell'osso, ma per comprendere a fondo il concetto di massa
ossea bisognerà fare qualche passo indietro e capire che il nostro scheletro
non è una semplice impalcatura inerte.
Le ossa sono strutture inerti?
No
di certo, non sono una semplice impalcatura di sostegno, ma sono in continuo
mutamento. Le ossa sono è costituite da
una componente minerale, cristalli di calcio (99% del
calcio contenuto nel nostro organismo) che conferisce RESISTENZA e da un
tessuto molto robusto ricco di fibre (collagene) che gli conferisce ELASTICITA'.
Anche
se molto lentamente il nostro scheletro si rinnova gradualmente di continuo, in
termini medici si dice che si ' rimodella'
con una sequenza prestabilita. Prima arrivano cellule che creano piccole
cavità scavate qua e là nell’osso, successivamente
arrivano altre cellule che riempiono nuovamente queste cavità di osso nuovo,
più resistente ed elastico. Scavare un 'buchetto'
nell'osso e poi riempirlo richiede in media 3 mesi. Continuando così tutte ossa
si rinnovano totalmente ogni 10 anni circa: questo vuol dire che il nostro
scheletro all'età di 30 anni non è più quello che avevamo a 20 anni, ma é stato
completamente rifatto: una bella fatica ma anche un grande
vantaggio per la nostra incolumità!
Quali cellule rimodellano le nostre ossa?
Le
cellule che creano continuamente piccole cavità nell'osso
si chiamano OSTEOCLASTI (letteralmente 'distruttori di osso'),
mentre quelle che provvedono a riempire nuovamente queste piccole cavità si
chiamano OSTEOBLASTI ('costruttori di osso'). Se osteoclati ed osteoblasti
distruggono e poi ricreano la stessa quantità d'osso si ha un equilibrio e ciò
avviene fra i 30 ed i 50 anni circa. Nel periodo della crescita, (infanzia ed
adolescenza) gli osteoblasti costruiscono più osso di quanto non vada distrutto
e così lo scheletro aumenta di volume.
Cosa
s’intende per PICCO di MASSA OSSEA?
Arrivati
a 25 anni circa nella donna e 30 anni nell'uomo, lo scheletro ha raggiunto la
sua massima robustezza, si dice che ha raggiunto il PICCO DI MASSA OSSEA. Dopo
questa data la densità dello scheletro rimane costante, non varia fino alla
menopausa, nella donna, e fino a 65 anni circa nell'uomo.
Che succede
allo scheletro dopo la menopausa?
Alla
menopausa ( di norma fra 45 e 55 anni) si ha un brusco calo di
estrogeni e gli osteoclasti diventano più pigri, non rimpiazzano più
l'osso scavato dagli osteoclasti, che diventano invece un pò
più aggressivi: le piccole cavità che questi hanno formato non si riempiono più
completamente. Nei 5 anni che seguono la menopausa molto
osso va così perduto, la sua struttura diventa sempre più porotica
e debole. Una menopausa precoce ( prima dei 45 anni) o un intervento di asportazione delle ovaie, produrrà una perdita di densità
scheletrica che inizierà molto prima del tempo dovuto e sarà più intensa in quanto ci sarà più tempo per
perdere calcio. Progredendo con l'età
(dopo i 65 anni) l'influsso negativo dovuto al brusco calo di
estrogeni si fa sentire sempre meno e la perdita di osso avviene per
altre ragioni, in gran parte per invecchiamento dei meccanismi di riparazione.
Che succede
invece nel maschio?
Nel
maschio non avviene la perdita brusca di osso che si
ha nella donna alla menopausa, ma la massa ossea rimane grosso modo costante
fino ai 60-65 anni. Dopo questa età inizia, come nella
donna, la fase di perdita lenta dovuta ai meccanismi di riparazione sempre meno
efficienti e al calo dei livelli di ormoni maschili.
L'equilibrio
tra osteoclasti ed osteoblasti non è condizionato solo
dagli estrogeni (fase di perdita veloce, nella post menopausa) e
dall'invecchiamento (fase di perdita lenta nell'età più avanzata), bensì da
numerosi altri fattori (ormoni, farmaci, attività fisica, malattie) e così
l'osteoporosi può avere molte altre cause.
Perché é
importante il PICCO di MASSA OSSEA?
Il
PICCO di massa ossea va pensato come un conto in banca in cui si versa
mensilmente lo stipendio. Al compimento dei 50 anni ( donna) o 65(uomo) non si
faranno più versamenti ma si dovrà vivere....di
rendita. E' ovvio che maggiore sarà il capitale versato migliore sarà la
condizione di vita. Quindi chi ha raggiunto un picco di massa ossea più elevato partirà per così dire favorito, con ossa più robuste
e resistenti.
E' importante anche la VELOCITA' di PERDITA di OSSO?
Certamente,
tornando all'esempio del picco di massa ossea e del conto in banca, chi lo ha
più elevato parte favorito, ma dipende anche da quanto
spenderà poi ogni mese: gli spendaccioni vedranno esaurirsi più rapidamente i
risparmi, anche se elevati; chi invece aveva un picco di massa osseo non
elevato ma successivamente una velocità di perdita modesta, sarà altrettanto favorito.
Quindi oltre al picco di massa ossea c’è un secondo
elemento altrettanto importante che
condiziona il nostro rischio a diventare osteoporotici.
Questo è determinato dalla VELOCITA' di PERDITA DI
OSSO che si ha nella donna dopo la
menopausa e (meno intensamente) nell'uomo dopo i 65 anni: questa velocità di
perdita è variabile da un individuo ad un altro e viene influenzato da molto
fattori, soprattutto genetici ( vedi avanti).
Quali sono i fattori che regolano il PICCO di MASSA
OSSEA e la VELOCITA' di PERDITA?
Si
tratta di fattori genetici per almeno il 75%, quindi non modificabili ed ereditati
( lo si è capito anche da studi su coppie di gemelli).
Esistono poi fattori esterni ( dieta, esercizio fisico, farmaci assunti nel
corso degli anni, fumo, malattie) che possono influire, anche se in grado
minore, su un raggiungimento più o meno elevato del picco. Anche la velocità di
perdita di massa ossea che si ha dopo la menopausa (nella donna) e per
l'invecchiamento ( in entrambi i sessi) è regolata dagli stessi fattori,
genetici e non.
Cosa
s’intende per FATTORI DI RISCHIO dell'osteoporosi?
Sono
le condizioni che predispongono ad avere un osso più debole e sono
-
sesso femminile
-
magrezza
-
abitudini di vita sedentarie
-
fumo
-
alcol
-
menopausa precoce
-
farmaci ( soprattutto il cortisone, ma anche gli anti
epilettici e altri)
-
malattie (disturbi della tiroide, artrite reumatoide,
malattie intestinali a altre)
Perché è
importante l'attività fisica?
Il carico di lavoro che il nostro scheletro sopporta è
benefico, tanto è vero che gli individui molto magri hanno uno scheletro più
debole e sono a maggior rischio di osteoporosi. Il
carico durante il movimento è ancora più benefico, stimola il rimodellamento e mantiene l'osso giovane ed elastico. La
forza muscolare diminuisce con l'invecchiamento, la perdita
di massa e solidità ossea nella popolazione
in postmenopausa e anziana può
dipendere anche dalla riduzione della forza muscolare applicata alle ossa. La
massa scheletrica si adatta, infatti, al carico
che deve sostenere; pertanto, il riposo a letto prolungato determina una massa
scheletrica inferiore a quella normalmente necessaria per sostenere il corpo.
Quale tipo di attività fisica?
I massaggi possono essere utili
per il nostro benessere ma non hanno alcuna influenza
sulla massa ossea. L'attività fisica
efficace è quella che comporta un carico sulle ossa: camminare, correre, andare
in bicicletta, ballare. Poco utile il nuoto, proprio perchè
avviene senza carico sullo scheletro. L’attività fisica va commisurata all’età
e agli eventuali altri problemi motori e di salute generale. Attenzione alle
cadute!
Si può MISURARE IL RISCHIO DI OSTEOPOROSI?
Si
può misurare la densità dell’osso, che è uno dei fattori di rischio principali
per le fratture. Lo si può fare con alcuni apparecchi
detti DENSITOMETRI. Questi, con varie tecniche, ma in genere con particolari
raggi X, misurano la densità delle ossa più a rischio di frattura vertebre ed collo del femore.
Con questa misurazione si ha un numero che esprime la densità dell'osso, ma soprattutto
viene fatto un raffronto fra questo valore e la
densità di un soggetto adulto di pari età e sesso che abbia raggiunto il picco
di massa ossea. Con questo raffronto potremo dire se il soggetto in esame ha
un osso più o meno fragile, cioè se ha una densità
ossea normale, se è osteoporotico o soltanto osteopenico.
Cosa vuol
dire OSTEOPENIA? Che differenza c'è con l'osteoporosi?
Quando
si esegue una densitometria ossea
si possono distinguere grosso modo 3
categorie: i soggetti con massa ossea NORMALE, RIDOTTA e FORTEMENTE RIDOTTA.
Nel caso di massa ossea ridotta si parla di OSTEOPENIA
= poco osso, le caso di massa ossea fortemente ridotta si parla di OSTEOPOROSI.
Quando è
opportuno sottoporsi ad una DENSITOMETRIA OSSEA?
Non
è utile fare a tutti una densitometria
ossea perché la prevenzione di una frattura richiederebbe l'esecuzione
di un esame su almeno 2000 persone, con costi elevatissimi. La densitometria è indicata in alcune
situazioni, le più importanti possono essere così riassunte:
-
in caso di menopausa precoce ( prima dei 45 anni)
-
in caso di terapia prolungata con cortisone
- in presenza di malattie che si associano ad osteoporosi
-
per controllare un paziente in terapia per l'osteoporosi
-
in caso di riscontro di fratture vertebrali
-
almeno una volta dopo i 65 anni
La ridotta DENSITA' dell'osso é la sola causa di
frattura?
Certamente
NO, la densità é l'unico elemento misurabile, ma è altrettanto
importante la QUALITA' dell'OSSO, cioè come si
modifica la sua struttura con l'avanzare degli anni. Purtroppo non abbiamo
alcun metodo per misurare questo elemento.
Si fratturano solo i soggetti osteoporotici
o anche gli osteopenici ?
Metà
delle FRATTURE avviene in soggtti soltanto OSTEOPENICI.
Come
si spiega questa apparente contraddizione?
Le
persone con osteoporosi hanno sì maggior rischio di
fratturarsi, sono molto anche meno numerose di quelle con osteopenia. Quindi
anche se in valore percentuale avvengono più fratture tra gli osteoporotici in valore assoluto
sono pari a quelle che avvengono negli osteopenici,
ESEMPIO:
sottoponendo a densitometria ossea 1000 donne
all'epoca della menopausa troverò grosso modo 100
soggetti osteoporotici e 500 soggetti osteopenici. Nel corso della vita restante andranno
probabilmente incontro ad almeno una frattura ben la metà delle donne osteoporotiche (50%) ma soltanto il 10% di quelle osteopeniche. Queste ultime sono però molte di più così,
seguendo il nostro esempio, avremo 50 fratture fra le
donne osteoporotiche ma altrettante (50 = 10% di 500)
fra le donne osteopeniche.
Questo
vuol dire che il rischio più o meno elevato di frattura esprime appunto
soltanto un rischio e non una certezza: andando a 200 Km/h avrò maggior rischio di andare a sbattere, ma
mi potrebbe succedere, anche andando a 100Km/h o
soltanto a 50 Km/h, solo che le probabilità si ridurranno di molto ad una velocità
più bassa.
Quale è la
migliore TERAPIA per l'osteoporosi?
Come
dice il proverbio:
LA
MIGLIORE TERAPIA E' LA PREVENZIONE!
Va
posta molta attenzione ai fattori di rischio modificabili, quali la
dieta ricca di calcio e vitamina D, l'abolizione del fumo, l'attività fisica,
che va incrementata a tutte le età. Va abolito o ridotto l'uso di alcolici. Vanno evitate le diete troppo ricche di carne e
troppo salate. Una attenzione particolare ai farmaci,
soprattutto il cortisone, che è un vero e proprio mangiatore di osso: quando si
fanno terapie prolungate ( più di 3 mesi continuativi) vanno prese contromisure
adeguate ( vedi più avanti). Queste regole valgono a tutte le età, ma dopo la
menopausa e soprattutto dopo i 65 anni va fatta molta attenzione all'introito
di vitamina D e di calcio, entrambi indispensabili per le ossa.
A che cosa
serve il CALCIO?
Il fabbisogno di calcio è elevato
soprattutto nel periodo della crescita e dello sviluppo, ma anche durante la gravidanza
e l'allattamento (vedi TAB 1). In menopausa si consiglia di assumerne 1500 mg al giorno. I cibi più ricchi di calcio sono i latticini
(latte, formaggio, yogurt). Latte e yogurt anche se totalmente scremati forniscono
un ottimo apporto di calcio, pur essendo poveri di grassi e calorie, ma scarso
apporto di vit.D, che è legata alla parte grassa.
Molte acque ‘di rubinetto’ nel Veneto sono più ricche
di calcio di alcune acque oligominerali del commercio.
Anche i pesci che si mangiano con la
lisca (alici, sardine) sono molto ricchi di calcio. Polpi, calamari e gamberi
sono poco calorici e ricchi di calcio. Arachidi, pistacchi, noci, mandorle,
nocciole, fichi secchi contengono molto
calcio: per uno spuntino sono meglio delle patatine fritte, ricche di
grassi e di sale! Anche
molti vegetali verdi contengono una buona quantità di calcio (vedi TAB 2).
A cosa serve la vitamina D?
La vitamina D è l'unica vitamina che
possiamo "produrre" in proprio. E' vero che può essere già presente
in molti alimenti come il latte ed i
latticini. Un po' di vitamina D già 'pronta' si trova negli
alimenti (soprattutto pesci grassi come aringhe, sgombri, salmone, sardine: è
abbondante nel famoso olio di fegato di merluzzo). La maggior della vit. D che utilizziamo si forma però nella nostra pelle a partire da una derivato
del colesterolo per azione dei raggi ultravioletti del sole. Alle nostre
latitudini, una persona sana, che nella bella stagione passa ogni giorno almeno
un'ora all'aria aperta, con un po' di pelle
scoperta (viso, mani, braccia, magari
le gambe) non dovrebbe preoccuparsi di una carenza
di vitamina D. Purtroppo invece, specie nell'Italia del Sud, le donne di una
certa età girano coperte anche d'estate ed
i livelli di vitamina D nei nostri anziani sono in genere
molto, molto bassi. La vitamina D si scioglie bene nei grassi dove può
rimanere a lungo come deposito da utilizzare giorno per giorno, per cui è possibile assumerla in quantità elevate anche
soltanto una o due volte l'anno. La vitamina D è indispensabile
per assorbire il calcio degli alimenti e per questo è più importante del
calcio nella dieta. Senza vitamina D le ossa
diventano poco calcificate e molli, si crea una condizione chiamata rachitismo (= storto) nel bambino, con
rallentamento della crescita ed osteomalacia (=ossa deboli) nell'adulto. Vi è quindi
un aumentato rischio di fratture.
Quando usare i
FARMACI per l'osteoporosi?
Bisogna
ricordare che la prescrizione dei farmaci spetta al medico. I farmaci non vanno
usati soltanto perché c'è una densitometria ossea molto ridotta, ma il giudizio deve comprendere anche gli
altri fattori di rischio, soprattutto l'età.
Oggi si parla di percentuale di rischio a 10 anni,
cosa vuol dire?
A
parità di densità minerale ridotta una donna di 50 anni rischia meno nei suoi
successivi dieci anni di vita (dai 50 ai 60 anni le fratture osteoporotiche, soprattutto al femore, sono molto rare) di
una donna di 75 anni (fra i 75 e gli 85 anni il rischio di frattura sarà
certamente più elevato).
Quali farmaci usare?
Come
ho detto spetta al medico ed allo specialista la decisione
di usare i farmaci e la scelta del prodotto migliore. Esistono due categorie di
farmaci per l'osteoporosi, da un lato quelli che riducono il riassorbimento
dell'osso, dall'altro quelli che stimolano una maggiore attività di
ricostruzione. Tra i primi la terapia estrogenica
sostitutiva che si può usare in menopausa. Oggi è stata in gran parte
abbandonata, se non in casi particolari, perché studi importanti hanno
dimostrato che continuare ad assumere estrogeni dopo la menopausa aumenta il
rischio di malattie cardiovascolari (trombosi,infarto)
e, se pur in misura molto minore, di cancro alla mammella. Oggi gli estrogeni
si usano solo per periodi più limitati ( 3-5 anni) nei casi in cui la donna
abbia importanti fenomeni vasomotori (vampate di calore) che le impediscono di
dormire e di fare una vita regolare. Tra i farmaci che riducono il
riassorbimento grande speranza avevano creato alcuni
estrogeni 'modificati' in modo da agire solo sull'osso, come il Raloxifene: purtroppo però si è osservato che proteggono
solo dalle fratture vertebrali, non da quelle in altre sedi, femore
soprattutto. Infine i bisfosfonati, la categoria più
numerosa e quella più usata nella pratica corrente, soprattutto l'Alendronato ed il Risedronato,
che aumentano la densità dell'osso riducendo
l'attività degli osteoclasti e dimezzano il rischio di frattura. Infine la calcitonina, che però è stata completamente abbandonata per
la sua scarsa attività.
Tra
i farmaci che aiutano la ricostruzione dell'osso vi
sono il paratormone, farmaco molto costoso che viene iniettato
ogni giorno sotto cute e che si usa solo se i bisfosfonati
non sono stati efficaci e lo stronzio, un sale minerale che è stato messo in
commercio di recente e che si usa in genere quando il paziente non tollera o
non può usare i bisfosfonati.
Quando
si usano farmaci per l'osteoporosi è in genere
'obbligatorio' assumere anche calcio e Vit.D.
La densità minerale ridotta è la sola causa di
frattura?
Certamente no, per quanto riguarda
le fratture di polso, ma soprattutto di femore, una causa altrettanto importante è il trauma che viene
definito non efficiente, ma anche la facilità di cadere. Questa è a sua volta
condizionata da tanti fattori, dallo stato di salute generale, da farmaci che
agiscono sul sistema nervoso riducendo
i riflessi e l'equilibrio, dall'altezza
della persona (i più alti cadono da più in alto!) ma anche da oggetti su cui si
può casualmente inciampare.
Cosa si intende per trauma
non efficiente?
Si definisce così un trauma lieve, quale una caduta a terra da in piedi. E’ chiaro che una frattura da infortunio
stradale o per caduta da un albero non possono essere definite osteoporotiche!
Tutte le fratture osteoporotiche
seguono ad un trauma lieve o ad una caduta?
No
esistono molte fratture vertebrali che possono avvenire anche spontaneamente
oppure per uno sforzo lieve, come sollevare un peso.
Quale è la
conseguenza delle fratture?
Negli
Stati Uniti 25 per cento delle donne di 70 anni e il 50 per cento di quelle di
80 hanno almeno una frattura vertebrale
La
frattura di una vertebra può passare inosservata, altre volte
invece comporta dolore molto intenso e prolungato. La presenza di una frattura
vertebrale aumenta di molte volte il rischio di averne un'altra. Con più
fratture vertebrali muoversi diventa sempre più difficile, il torace si espande
meno e si possono avere disturbi respiratori.
In
base ai dati italiani, a causa dell'osteoporosi, ogni anno si
verificano 70.000 ricoveri per fratture dell'anca, 20.000 per fratture
vertebrali, 19.000 per fratture del polso o in altre sedi.
Quale è la frattura più grave?
Certamente quella di femore. Nel
2002 in Italia la frattura del femore ha provocato oltre 80.000 ricoveri fra
gli ultrasessantacinquenni, dei quali il 78 per cento
sono donne, più dei ricoveri per infarto! Cinque persone su cento muoiono nel mesi che seguono una frattura di femore. Metà delle
persone con frattura di femore romangono per sempre
disabili. I costi sociali sono dunque elevatissimi.
L’OSTEOPOROSI IN BREVE:
L'osteoporosi
è una condizione dell'apparato scheletrico caratterizzata da una bassa densità
minerale ossea e da un deterioramento della struttura del tessuto osseo.
Le
ossa diventano quindi più fragili e sono esposte ad un maggior rischio di
frattura per traumi anche minimi.
Le
fratture costituiscono la malattia osteoporosi,
interessano con maggiore frequenza il polso, le vertebre ed il femore.
Nel
caso di fratture di femore il ricovero in ospedale è indispensabile e nella
maggior parte dei casi è necessario l'intervento chirurgico con inserimento di
protesi. Solo metà di questi pazienti rimane
autosufficiente e con una qualità di
vita comunque compromessa.
Le
conseguenze delle fratture vertebrali sono meno drammatiche ma, specie se le
vertebre fratturate sono due o più, si possono creare un dolore continuo alla
schiena, riduzione della motilità, cifosi (incurvamento in avanti della colonna
vertebrale), difficoltà respiratorie.
L'osteoporosi
è una condizione sempre più diffusa perchè si vive
più a lungo e la popolazione a rischio aumenta.
Secondo i dati
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)le fratture di femore nel mondo
triplicheranno entro il 2050. Questi numeri impongono una sempre maggiore
attenzione da parte delle organizzazioni sanitarie per identificare i soggetti
a rischio e le terapie più appropriate, ma rendono anche necessaria una attenta partecipazione individuale soprattutto per
quanto riguarda le attività di prevenzione.
TABELLA 1
LIVELLI RACCOMANDATI DI ASSUNZIONE GIORNALIERA DI
CALCIO PER LA POPOLAZIONE ITALIANA (L.A.R.N.)
Società Italiana di Nutrizione
Umana (revisione 1996)
|
Età |
mg/giorno |
|
lattanti < 1 anno |
600 |
|
da 1 a 6 anni |
800 |
|
da 7 a 10 anni |
1000 |
|
da 11 a 17 anni |
1200 |
|
da 18 a 29 anni |
1000 |
|
uomini da 30 a 59 anni |
800 |
|
donne da 30 a 49 anni |
800 |
|
uomini 60+ anni |
1000 |
|
donne 50+ anni |
1200-1500 (*) |
______
(*)
Nelle donne in età post-menopausale si consiglia un
apporto di calcio da 1200 a 1500 mg in assenza di terapia sostitutiva con
estrogeni. Nel caso di terapia sostitutiva con estrogeni, il fabbisogno è
uguale a quello degli anziani maschi (1000 mg).
TABELLA 2
Alcuni cibi ricchi di calcio
(i valori si riferiscono a 100 g
di prodotto)
|
|
calcio (mg) |
|
Latte intero |
119 |
|
Latte parzialmente scremato |
120 |
|
Latte magro |
122 |
|
Yogurt intero |
111 |
|
Yogurt parzialmente scremato |
120 |
|
Formaggi stagionati |
860-1340 |
|
Formaggi freschi |
270-430 |
|
|
|
|
Alici |
148 |
|
Calamari |
144 |
|
Gamberi |
110 |
|
Latterini |
888 |
|
Polpi |
144 |
|
Sardine sott'olio |
354 |
|
Sgombri in salamoia |
185 |
|
|
|
|
Broccoletti di rapa |
97 |
|
Carciofi |
86 |
|
Cardi |
96 |
|
Cavolo cappuccio verde |
60 |
|
Cicoria da taglio |
150 |
|
Indivia |
93 |
|
Radicchio verde |
115 |
|
Spinaci |
78 |
|
|
|
|
Cioccolata al latte |
262 |
Dott. Giovanni Peronato peronato@libero.it
Uos di Reumatologia
Ospedale S. Bortolo
Vicenza